Il Regno Unito studia un piano alternativo al sistema europeo Galileo

Di Stefano Pioppi

La Brexit si fa sentire anche oltre l’atmosfera. Dopo il disvelamento del programma da due miliardi di sterline per lo sviluppo del Tempest, il futuro caccia britannico, il governo di Londra ha annunciato un piano da 92 milioni (oltre 100 milioni di euro) per capire se sviluppare un sistema alternativo al programma europeo Galileo, dedicato alla navigazione satellitare. Con un contributo importante al sistema, il Regno Unito ha già dato prova di volersi giocare la carta della partecipazione in momenti di particolare stallo dei negoziati. Certo, ora le cose sembrano prendere un piega diversa.

IL TIMORE PER L’INDUSTRIA…

La preoccupazione britannica, ha spiegato il segretario per il Business Greg Clark, riguarda il timore che la Brexit possa escludere le imprese Uk dal prosieguo del programma, destinato a garantire all’Europa la piena autonomia dal sistema americano GPS. Con il lancio di fine luglio, la costellazione ha raggiunto quota 26 satelliti, avvicinandosi alla piena operatività. “La nostra posizione su Galileo è stata consistente e chiara”, ha detto Clark. “Abbiamo ripetutamente evidenziato lo speciale expertise che diamo al progetto, oltre ai rischi in termini di ritardi e incrementi di costi che la Commissione europea correrà escludendo l’industria del Regno Unito”, ha aggiunto.

…E PER GLI ASPETTI DELLA DIFESA

Ciò si lega alla necessità di avere un sistema di navigazione satellitare all’avanguardia, essenziale nella nuova competizione globale. “Il pericolo posto dallo spazio come nuova frontiera del combattimento è una mia priorità personale, ed è assolutamente giusto non perdere tempo se procederemo da soli nella necessità di un sistema satellitare indipendente per combattere tali minacce emergenti”, ha rimarcato il segretario alla Difesa Gavin Williamson.

LO STUDIO

I fondi, tratti dai 3 miliardi di sterline del “Brexit readiness fund”, serviranno a finanziare uno studio di 18 mesi che sarà guidato dalla Space Agency britannica. Offrirà “un assessment e una tabella di marcia tecnica e dettagliata”, spiega ancora la nota governativa. Secondo quanto emerso, studierà la possibilità di sviluppare un sistema duale (proprio come Galileo) che possa essere compatibile con il Gps (proprio come il Galileo). Come spiegato dal numero uno dell’agenzia, Graham Turnock, i lavori procederanno in stretta sinergia con gli input provenienti dal settore industriale. “Anche se la decisione fosse di non creare un sistema satellitare indipendente e il Regno Unito restasse un pieno membro di Galileo nel post-Brexit – ha detto Turnock – tale lavoro supporterebbe comunque i lavori e l’expertise nazionale in aree che includono la progettazione di velivoli e antenne spaziali, sistemi di controllo satellitare, crittografia e cyber-security”.

LE INCOGNITE

Proprio su Galileo si era concentrata l’attenzione di esperti e addetti ai lavori del settore spaziale dopo il referendum sulla Brexit. La partecipazione britannica è infatti di primo rilievo. Londra è il primo finanziatore del sistema, con importanti ricadute industriali. Tanto per gli altri partecipanti, quanto per il Regno Unito, un eventuale abbandono del programma avrebbe effetti notevoli e l’impressione è che i negoziatori inglesi lo sappiano bene, avendo già da tempo cercato di giocarsi questa carta nelle situazioni di stallo dei negoziati.

IL RUOLO DEL REGNO UNITO PER GALILEO…

In particolare, per Galileo, “le industrie britanniche hanno, nel tempo, acquisito un ruolo-chiave nella costruzione dei payload satellitari e del cuore pulsante del servizio Prs; estrometterle potrebbe comportare un ritardo ulteriore del programma, per il Prs, anche di anni, con un danno incalcolabile in termini d’immagine e credibilità, proprio nel momento in cui l’Ue sta negoziando con gli Stati Uniti l’accesso al servizio”, ha scritto su Airpress Paolo Puri, generale della Riserva dell’Aeronautica e già autorità nazionale responsabile per il Prs Galileo. Ci sono poi le argomentazioni di natura finanziaria, ha aggiunto Puri: “Il Regno Unito, per tramite del budget dell’Ue, ha finora partecipato per oltre un miliardo di euro al finanziamento dei programmi spaziali; rimanendo a bordo contribuirebbe alla sostenibilità delle iniziative”.

…E LE INCERTEZZE

D’altra parte, non necessariamente un’uscita da Galileo comporterebbe un totale arretramento del Regno Unito dall’Europa dello Spazio. Proprio ieri, Jan Woerner ricordava che l’Agenzia spaziale europea (Esa), da lui diretta, non è un’istituzione dell’Ue, ma un’organizzazione internazionale a cui partecipano anche Paesi che dell’Unione non sono membri, come Norvegia e Svizzera. Eppure il valore simbolico dell’annuncio di un’alternativa a Galileo è notevole, soprattutto se considerato insieme al programma, già svelato al salone di Farnborough a luglio, per lo sviluppo nazionale (sebbene aperto ad altri partner) del caccia del futuro.